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Speciale Germania

A volte ritornano (anche i cervelli) | 8 “cose immateriali” che porterò con me dalla Germania

Ci siamo.
Presto la nostra parentesi tedesca si chiuderà alle nostre spalle,
e la nostra famiglia tornerà felicemente riunita sotto un’unico tetto in suolo natio.

 

Ciao Germania, è stato bello finché è durato, magari restiamo amici!

 

Perché questo Paese ci ha dato tanto, ma ci ha privato di cose di cui a lungo andare abbiamo capito di non voler fare a meno.
Perché si tutto bello, il lavoro, la casa, il benessere, le cose che funzionano…

Ma dentro c’era un MA, o meglio un “MEH…”.
Una cosa che tornava su ogni tanto, un piccolissimo groppo in gola da ricacciare giù, per non rischiare di sembrare ingrati.

 

 

Mentre pensavo alle ultime cose da mettere negli scatoloni,
mi sono persa in una delle mie riflessioni esistenziali.

Ci sono cose che porteremo con noi che non sono materiali, non possono essere impacchettate con cura perché non sono fisiche.
Sono esperienze, ricordi, amicizie. Ma anche delusioni, e tanta amarezza.

 

In particolare ci sono 8 “cose immateriali” che ho scoperto di voler portare via con me in Italia.

 

No alle scarpe in casa

So che con questo punto scatenerò la polemica, quindi tanto vale iniziare da qui, giusto per togliersi il pensiero.

A casa mia si sta senza scarpe.
Tutti, non solo noi che ci abitiamo.

In Germania è la consuetudine, così come in quasi tutti i paesi del nord Europa, dove le avverse condizioni atmosferiche hanno relegato le scarpe infangate all’esterno delle abitazioni per igiene e comodità.

Si ma qui non nevica quasi mai direte voi… vero.

Ma sotto le scarpe non c’è solo lo sporco:
ci sono anche tossine e batteri (qualcosa come 400.000 eh… non una manciata!).
E poi vuoi mettere la comodità di potersi accomodare come si deve sul divano?

 

Riuso e riciclo

In Germania non si butta via niente.
Se è in buone condizioni si vende, se è in medie condizioni si regala, altrimenti si abbandona per strada… che qualcuno tanto lo porterà via.
E no, non saranno i netturbini.

Perché li nessuno si vergogna di comprare cose usate o addirittura raccoglierle dal ciglio della strada.

Non c’è nulla di male, anzi tutt’altro!

 

Integrale, organico, biologico and co

L’alimentazione biologica è un’abitudine ormai radicata li: la Germania è da sempre la nazione capofila del settore biologico
ed è un trend sempre in maggiore crescita con un fatturato annuo di circa 9 miliardi di euro.

Le catene specializzate in biologico li sono molto diffuse sul territorio, e moltissimi supermercati tradizionali hanno lanciato le loro linee bio.
Inoltre sono da sempre attentissimi agli inci dei prodotti cosmetici e alla qualità dei tessuti (basti pensare allo standard 100 di OEKO-TEX®).

Devo ammettere che non è stato affatto semplice approcciare questo mondo in un paese di cui non padroneggiavo la lingua.
Forse è anche un po’ per questo motivo che ho imparato a leggere le etichette con attenzione:
non potermi affidare alla sicurezza di marchi conosciuti, alla certezza del colpo d’occhio che avrei avuto in Italia, mi ha resa una consumatrice più attenta.

Se vedete una signora accigliata (è miopia, tranquilli…) sostare nelle corsie del supermercato per leggere attentamente la lista ingredienti,
c’è un buona probabilità che sia io.

 

Risparmio e oculatezza

Il tedesco non spende un centesimo senza che sia stato accuratamente pianificato.
Non si indebita (infatti le carte di credito sono usate pochissimo), non compra nemmeno casa, e se lo fa dev’essere l’investimento della vita.

Pondera anche le minime spese ed elimina tutto ciò che è superfluo con una lucidità disarmante.

Ed è uno stile di vita che – come potete notare già dal nome di questo blog – ho abbracciato ben volentieri.

Vivere con meno cose, in modo più essenziale, ha un che di zen, e regala immediatamente un senso di leggerezza e chiarezza mentale.

 

Meno apparenza più sostanza

Sono nata e cresciuta a Milano.
La patria della moda e del design.
Per noi l’apparenza è tutto.
Un oggetto può anche essere totalmente inutile purché sia BELLO.

Capite che trovarmi a 28 anni a vivere in un luogo dove vale l’esatto contrario è stata la cosa più simile ad un girone infernale che io abbia mai provato.

Poi, piano piano ho iniziato a capire (e non dico che mi sia completamente adeguata eh, sia chiaro).
Ho capito che uscire struccata perché si è in ritardo non è la fine del mondo.
Ho scoperto che anche in abiti casual si può uscire a passeggio.

È stato liberatorio, davvero.

 

Viva la praticità

Il non dover pensare troppo a come apparire, ha un risvolto ancora più interessante.
Potersi soffermare sulla praticità!

E allora benvengano gli zaini allora, e le scarpe comode.
La mia schiena ringrazia!

 

Feierabend, la vita dopo il lavoro

Noi Italiani chissà per quale ragione (o per colpa di chi) abbiamo la nomea degli sfaticati, di quelli che non hanno voglia di lavorare.
Ma vi assicuro che è una nomea del tutto infondata.

Noi Italiani ci facciamo mediamente un mazzo tarallo, fermandoci oltre l’orario se necessario.

In Germania non è contemplato.
Capita raramente, e i capi si scusano se devono chiederti di restare un po’ di più.

Alle 17:01 normalmente l’ufficio si svuota.
Alle 17:05 nei corridoi rotolano i cespugli.
Alle 19:00 si aziona l’allarme dell’edificio e se non hai avvertito nessuno che ti saresti fermato sei chiuso dentro.

Perché dopo le 5 non è solo ABEND (sera), è FEIER-ABEND (fine della giornata lavorativa), e la parola FEIER significa proprio FESTA.

Bravi tedeschi, avete proprio ragione.
Perché sposare il proprio lavoro non porta mai a niente di buono, e fare sistematicamente tardi è sbagliato, malato.

 

Tutti all’aria aperta

Davanti a casa mia a Francoforte c’era una scuola elementare.
Al mattino sentivo il vociare dei bambini che giocavano in giardino.

No. Non con il sole di primavera.
TUTTI I SANTISSIMI GIORNI.
Anche -5, anche sotto la pioggia e sotto la neve.

Accessorio d’ordinanza gli immancabili REGENHOSE, una comoda salopette cerata a tenuta stagna,
tipo quella da pesca alle anguille per capirci.

In Germania lo stare all’aria aperta “sempre e comunque” è considerato fondamentale per i bambini.
Ed è qui che nascono i Waldkindergarten (asili nel bosco).
Altro che lavaggi nasali.

 

 

Un’ultima cosa…

C’è un’ultima “non cosa” che porteremo con noi dalla Germania, ed è qualcosa che avevamo perso anni fa.
L’amore per la nostra terra, per le nostre radici.

Perché a volte bisogna allontanarsi, fare un passo indietro, per vedere meglio le cose nel loro insieme,
per non farsi distrarre da noiosi particolari.

7 thoughts on “A volte ritornano (anche i cervelli) | 8 “cose immateriali” che porterò con me dalla Germania”

  1. Bellissimo articolo!!
    Durante alcuni viaggi in Germania avevo anche io notato alcune di queste cose, rimanendone sbalordita e facendone tesoro. Ritrovare alcune mie impressioni nelle tue parole mi ha fatto piacere, scoprendo che non erano solo mie idee, ma la verità.
    Viaggiare, o nel tuo caso vivere fuori, deve servire ad arricchire principalmente sé stessi e le tue ultime parole sono stupende!!

  2. Purtroppo non ho mai messo piede in Germania, ma da come la racconti me ne sono innamorata. È vero, noi italiani siamo spesso etichettati come fannulloni, eppure non ho mai conosciuto nessuno che di fronte alla necessità non si sia rimboccato le maniche a dovere… Ma questa è un’altra storia.
    Ben tornata bel paese che permette le scarpe in casa. 🙂

  3. Ho avuto paura che elencassi le cose immateriali che ritroverai, perché in piena crisi da Nord Europa ci sarebbe scappata la lacrimiccia… l’eterna bilancia sul quale pesare ciò che si perde, ciò che si guadagna nella lontananza. Buon rientro. Quel sole che viene fuori così, gratuitamente, che mica gli hai chiesto niente. Quelle espressioni del viso e della voce, magari accompagnate da una mano che ti sfiora la spalla, giusto per dirsi una banalità. Le cene improvvisate che qui neanche ad un matrimonio…

  4. Sono degli insegnamenti veramente utili. Vivendo in Inghilterra ho “subito” anche io l’adattamento al comodo invece di bello e dello stare all’aria aperta tutti i giorni, ma scrollarmi di dosso un po’ di apparenza è stato davvero salutare!

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